ABSTRACT DEL LIBRO

 

Nell’era della scienza e della tecnica, la psicologia clinica si ritrova ancora a vivere un’inquietante condizione di parcellizzazione epistemologica, teorica e tecnica. Pensare il modello standard in psicologia clinica, significa quindi pensare ad un tema di unificazione per questa disciplina, che si ispiri all’unico tipo di cultura della conoscenza che possa garantire una condivisione di categorie teoriche e di linguaggio: la cultura della scienza. L’unificazione dell’esercizio clinico della psicologia si impone come una necessità, in questo inizio di terzo millennio, innanzitutto per due motivi di fondo: motivi di carattere etico, e motivi che rimandano alla storia di questa disciplina. Quanto al primo argomento, diremo che nella nostra epoca gli aspetti legati alla salute sono di pertinenza di discipline prettamente scientifiche: l’attuale ambiente culturale, ispirato ai valori del pragmatismo, tende a riconoscere sempre meno la qualità della “autorevolezza” a voci di pensiero ideologiche. Quindi, intervenire sulla salute in base ai presupposti arbitrari che sono propri delle “scuole di pensiero”, si configura come un’azione mistificante che contravviene agli stessi principi base dell’etica contemporanea. Rispetto, invece, ai motivi di carattere storico, la psicologia clinica si trova oggi a dover saldare un debito che fu Freud stesso, il padre fondatore della psicologia clinica, a contrarre: il debito di scientificità. Freud era un uomo di scienza dell’ottocento, e come tale, sebbene la sua scelta non fosse in verità da ritenersi necessaria, decise di intraprendere una via speculativa nello studio della mente. Tale decisione fu presa dal medico viennese, in base alla consapevolezza che le conoscenze sul funzionamento della mente, in relazione al funzionamento del cervello, erano a quei tempi ancora troppo arretrate per poter contribuire a fondare una pratica clinica utile riguardo ai problemi di carattere psichiatrico. Sulla base di questo implicito, la psicologia clinica è venuta quindi sviluppandosi nel tempo come scienza “sui generis”, svincolata da qualsiasi richiamo al rigore metodologico ed epistemologico: l’esempio di Freud si è rivelato essere paradigmatico in quest’ambito culturale. Ormai però i tempi sono cambiati. Un secolo di psicologia scientifica ed i contributi forniti dalle neuroscienze in questi ultimi trent’anni ci consentono di poter mettere insieme una concezione del “sistema mente-cervello” che non giustifica più alcun debito di scientificità: il debito deve essere saldato.

In base ai presupposti appena sopra delineati, prende quindi vita una revisione concettuale degli argomenti di psicologia ad ampio respiro: nella prima parte del libro vengono introdotti gli argomenti teorici ed epistemologici di massima, che dovrebbero sostenere una quadro teorico unificato della psicologia clinica; mentre nella seconda parte dell’opera si procede alla messa a contrasto delle basi scientifiche, delineate nella prima parte, con gli elementi di cultura fondamentali appartenenti a sei tra le maggiori scuole di pensiero esistenti in psicologia clinica. Nel corso di questa riflessione teorica, che tocca molti argomenti importanti di psicologia generale, di psicologia clinica e di neuroscienze, è inoltre possibile identificare alcuni temi ricorrenti, tra i quali: la concezione della mente nei termini di “fenomeno naturale”; la necessità teorica di concepire la mente come sistema complesso, e la conseguente insostenibilità degli “approcci evolutivo-ricostruttivi” in psicologia clinica; l’inutilità delle sperequazioni epistemologiche, e la necessità di coniugare la conoscenza con appropriate coordinate di metodo; l’insostenibilità dell’approccio speculativo e l’insostenibilità dell’approccio ispirato al costruttivismo radicale; ed ancora, l’“unità nella diversità” dei sistemi viventi, e la sterilità della concezione della “soggettività” intesa come fenomeno che non ammette termini di paragone con l’“alterità” (in senso psicologico). Nello svolgersi dell’opera si cerca inoltre di sostenere la “cultura dell’identità” in psicologia clinica, contrapponendola a quella “cultura della differenza” che fa tuttora da base alla dimensione idiosincratica delle scuole di pensiero esistenti. In tal senso, è stata quindi tentata una traduzione dei termini teorici e degli espedienti tecnici delle varie scuole della psicologia clinica, secondo un razionale che rimanda alle conoscenze empiricamente basate proposte nella prima parte dell’opera. Nello stesso tempo, in tema di “cultura dell’identità”, si è anche proceduto alla ricerca delle “parentele” teorico-tecniche tra i diversi ambiti culturali presi in considerazione. Non mancano poi note polemiche nei confronti delle politiche di gestione della psicologia clinica, sia per quanto riguarda il movimento italiano, sia per quanto riguarda il movimento internazionale.

 Rimane ben inteso che “Pensare il modello standard in psicologia clinica” non ha la pretesa di proporre, appunto, “il modello standard” di questa disciplina: sarebbe una contraddizione in termini, dal momento che non si farebbe altro che propinare un’ulteriore espressione di pensiero d’autore. Il modello standard deve essere l’espressione di un’intera comunità scientifica che si riunisce intorno a regole metodologiche ed epistemologiche condivise, non il risultato delle elucubrazioni della solita “mente illuminata” o della solita conventicola di “teorici rivoluzionari”. Lungi dall’idea, quindi, di proporre formalmente il modello standard per questa disciplina, con questo libro si vuole invece invitare il lettore alla riflessione quanto alla necessità di adeguare la psicologia clinica alle mutate condizioni dell’ambiente culturale di questa società d’inizio millennio, arrivando con ciò anche ad una migliore definizione di identità per la figura dello psicologo: un’identità che consenta allo psicologo del futuro di approdare ad un maggior prestigio e ad una maggiore utilità in senso sociale.